Notizie sulla Villa ed il Castello

Nel punto più alto della montagna reggiana è il comune di Ligonchio (ab.2800) che confina colla Garfagnana, colla linea spartiacque dell’Appennino. Le sue modestissime frazioni sono Cinquecerri, Casalino, Montecagno, Piolo, le Vaglie, Caprile e l’Ospitaletto.
Ligonchio capoluogo è all’altezza sul mare di m.550 ed egli e le sue ville sono di carattere rurale: scarsi cereali e legnami sono i suoi prodotti, onde la maggior ricchezza sono boscaglia, castagni e cerri, legname da lavoro e da carbone. Unica industria la pastorizia.
Piolo una delle frazioni del Comune ha per confine a Levante Montecagno e Febbio, a Mezzodì Casalino e Ligonchio, a ponente Caprile ed a Settentrione Cerè Sologno. La villa è parrocchia con sede di Arciprete Vicario Foraneo per 10 parocchie: Piolo, Caprile, Carù, Casalino, Cerè, Cinquecerri, Ligonchio, Montecagno, Ospitaletto e Vaglie: Carù e Cerè Sologno sono nel comune di Villaminozzo.
Prima di raccogliere le poche notizie storiche che riguardano il suo antico Castello e la sua Chiesa ne piace riportare la descrizione di questi luoghi fatta ne 1577 da fra Leandro Alberti nella sua Descrizione d’Italia.
"Avanti caminando si dimostra Val di Senera (Vallisnera) castello non molto lontano da Negone castello qual giace sopra un alto colle. Passato un miglio appare un Castelluzzo, Cerè dell’Alpi nominato. Questa è l’ultima villa qual confina con l’Apennino, col Parmigiano e col territorio di Fivizano. Da questo lato dell’Apennino esce il fiume Rialbero qual è uno de i tre fiumi che danno principio al fiume Secchia, ove si pescano buoni pesci e massimamente buone Trutte. Appare poi Aquario castello che confina col Modenese ove sono i bagni tanto nomati di Aquario. Rivoltandosi poi al meriggio, dopo tre miglia si arriva a Menatio (Menozzo) castello posto sopra un alto giogo di monte vicino all’Apennino. Egli discostro tre miglia da Piolo castello di cui già fu signore Bartolomeo Bruciato. S’arriva (fatto un miglio però) a Ligonchio, villa posta presso l’Apennino, alla quale da due lati corrono due fiumi cioè l’Ozola e la Rosendola, ove si trovano buoni pesci e maggiormente trutte, ma non però molto grosse. Questi due fiumi insieme con Rialbero danno principio al fiume Secchia. Escono di questi paesi huomini forti e gagliardi i quali non temono di combattere con i ferocissimi Orsi, come sovente l’esperientia l’ha dimostrato. Et è l’aria di questo paese molto salubre e per ciò lungamente vivono gl’huomini, et molto sanamente. Produce ancor questo paese huomini di alto e nobile ingegno: e fra gli altri che ha prodotto, della casa Baccia, fu gli anni passati Lodovico dell’ordine de i Minori facondo predicatore et huomo di buona religione ornato, sopra la cui sepoltura (secondo che si narra) nacquero i fiori segno della sua religiosa vita. Ha dato anco gran nome ad essa Patria et a detta Casa Baccia Pietro eccellente dottore di legge qual trattò tutte le cose in Roma del Cardinal di Cese. Pur di detta cosa stato Paolo Antonio, et Giovan Antonio dignissimi causidici, molto pratici nelle cose da trattare. Altri assai huomini di grand’ingegno et di grand’isperienza nel maniggiar le cose ha avuto questi paesi che li lascio ad altra a rammentarli. Poscia più avanti ritrovansi gli altri gioghi dell’Apennin, ove scorgonsi tre montagne di tant’altezza, cioè Cusna, Albagna et Caval Bianco, che da quelli si scopre gran parte d’Italia con amendui i mari, cioè il Supero et Infero o vogliamo dire il Tirreno ed Adriatico"
Leandro Alberti, Descrizione di tutta l’Italia, in Venetia presso Gio. M. Leni, 1577

Negli archivi reggiani non si trova nominato Piolo né la sua Chesa né il suo Castello prima del 1145. Il primo documento è questo:
"Addi 20 luglio 1145 Gherardino nipote di Beatrice vedova di Gherardo figlio di Bosone da Carpineti giura a Malacquista, Attone, Cane, Rainero e Raimondo fratelli e figli del fu Guido da Vallisnera ed a Rivellone e Tancredi figli del fu Rodolfo da Dallo ed a Gibertino del fu Gualterone loro nipote di difendere a favore di essi e contro chichessia il Castello e le terre di Piolo."
L’atto fu steso in Cirilio (Cerè) e si trova registrato nel Libro Grosso del Comune di Reggio alla pagina 69 e fu publicato dal Taccoli Mem. Regg. II, 428.

Pare dunque che il Castello di Piolo fosse in comune dominio delle famiglie di Vallisnera e di Dallo. Forse rimase solo a quest’ultima famiglia. Noi però non ne abbiamo notizia fino al 1240, cento e più anni dopo, quando molte ville dell’alto monte si assoggettano al comune di Reggio cioè Cerè di Piolo, Febio e Coriano; espressamente però non è detto che anche Piolo facesse la sua sottomissione. Consta invece che cinque anni dopo l’imperatore Federico II investì Giacomo Salinguerra di molti paesi nelle montagne reggiane e in parte a destra del Secchia ma non consta che il Salinguerra arrivasse mai di fatto ad averne il possesso (Tirab.C.D.V, 20 e 25).Nel 1315 il Libro dei Fochi (Taccoli II p.) Ci dà il catasto delle famiglie di Piolo dove era Console Gerardino dei Bracchi e 33 famiglie indicate col nome del capo di casa.
Il Castello era allora certamente dei Dalli perché Simone e Consorti ricorrono al Comune di Reggio avvertendo che per la tirannide del Marchese d’Este il Castello di Piolo fu diruptum, vastum et combustum, ed anche le ville subirono la devastazione.
Ritornati a libertà sotto il Comune di Reggio gli uomini amunti dalla guerraed oppressi dai gravami delle tasse, non hanno potuto restaurare il Castello, chiedono aiuto per restaurarlo. Il Comune concedette ai Dalli per tre anni le colte e le tasse dei Comuni di Piolo, Ligonchio, Sologno, Cerè, Nasseta, Villola e Talada purchè si rifaccia o restauri il Castello (Provig.II p.160 ad ann.).
Povero Simone! Non potè a lungo godere il suo Castello poiché nel 1333 Andriolo Dalli entrò proditoriamente nel Castello di Piolo, imprigionò dapprima poi assassinò Simone con due figli. Non so se altri dominò su Piolo. Consta solo che nel 1345 passò da Piolo il March. Obizzo, come si ha dalla cronaca Marano (Vol. XV Serie Croniche Mod. p.246) che riferisce:
"nel 1345 il giorno di Natale intrò in Modena all’ora di Compieta il March. Obizzo che veniva da Parma pel territorio di Piolo, Frassinoro e Monte Faustino (Balugola)."
Intanto forse per convenzione colla famiglia dei Vallisnera Bartolomeo figlio del su nominato Andriolo con testamento del 1383, Piolo passò a Lodovico di Vallisnera, poi a Guglielmo il figlio del quale Veltro a nome suo e del padre cedette nel 1438 tutti i suoi diritti sul Castello di Piolo (Tirab. art.Piolum).
Nel 1394 con lettera del Reggimento indirizzata dal podestà Nicola Tornelli al Vicario di Felina vengono sollicitati a pagare il loro tributo al Comune di Reggio in soldi 4 e dinari 8 i comune di Caselnovo, Gazzano, Gova, Ligonchio e Piolo (Cartegg. Regg. Arch. Com. Reggio). Non si può precisare l’anno, ma nel 1431 gli abitanti di Piolo erano già da poco tempo tornati sotto il March. Nicolò che concesse loro esenzioni e provilegi.
Il 20 marzo 1445 fece il suo testamento nella Rocca di Piolo Ugolino fu Antonio da Reggio detto de Amadore, Capitano di Piolo. Ordinò di essere sepolto a Reggio nella chiesa dei Servi ed al testamento fu presente Giovanni Bacci di Ligonchio, Rettore di Piolo /Memor. del Com. di Reggio p.20 ad.ann.). Seguita la morte di luiquasi subito il March. Leonello scrisse da Ferrara al Massaro di Reggio che avendo sentito della morte dell’Amadore Capitano di Piolo, ordina in luogo di lui Nicola Bragirolo di Reggio e dà gli ordini per la consegna della Rocca (Regest. letter. 1442-46 p. 22).
In questo secolo gli abitanti di Piolo ebbero controversie cogli altri Comuni per pascoli di Monte Cusino. Ciò si rileva da una supplica del Comune et homines de Piollo nelle Alpi circa la questione del Comune di Sologno e di Cerè Sologno per una parte ed il comune di Piolo dall’altra, in occasione dei Pascoli di Montecusino per dirimere la quale fu incaricato il Capitano di Reggio che sentenziò che per le terre che una parte ha sul territorio dell’altra si paghi l’estimo insieme col Comune e gli uomini di quelle persone di cui saranno dette terre, nonostante che poste nel territorio dell’altra parte. Contro la sentenza del Capitano ricorsero quelli di Piolo perché si sentono offesi nel loro diritto circa la proprietà, il possesso loro e pel diritto che su detti luoghi avevano i Nobili di Dallo; lesi in detta sentenza, supplicano S.E. che per pubblico decreto voglia concedere pascolare, usare frui et gaudere nei pascoli di que’ luoghi, e detti luoghi avere tenere e possedere pro libito voluntatis pronti a pagare un censo altrimenti sarebbero obligati ad abbandonare Piolo et per allenos lares accedere, perché vivono e si sostentano dei redditi delle bestie ed animali mancando quasi sempre di frumento e biade e vino e per la continua sterilità del territorio di d.a terra che fu fabbricata a principio di d.o Luogo sterile per la tutela e difesa del passo delle Alpi e mercati che passano per il luogo e che intendono custodire in nome di V.E.
La supplica presentata al Marchese, questi rispose da Fossalbaro il 12 dicembre 1448 al Capitano che decida come crede bene pro bono et quiete partium.
Nel 1453 troviamo una gravissima accusa fatta dagli uomini di Piolo davanti al Podestà di Minozzo contro quelli di Casale, Talada e Cadeferrari di aver spogliato e derubato il Rettore di Talada Don Giovanni da Napoli (Cartegg. del Reggimento).
1454. Unito Piolo con le ville di Ligonchio, Sologno, Cerè, Busana, Nasseta, Villola e Talada alla Podesteria di Minozzo, il Duca Borso concedette alcune esenzioni perché li uomini di Piolo sono alle frontiere da Toscana et quella terra è la prima che si habia a far conto contro li toschi, et là è in luogo selvatico et più tosto stantia da fiere che da uomini (dizion.top.)
Nel 1462 abbiamo una sentenza pronunziata in Modena dal Tribunale del Capitano di città per la questione dei pascoli fra Sologno, Cerè e Carù contro Febbio e Valdasta; item per questione fra Comune di Piolo e Comune di Minozzo pei pascoli di Montecusino (Archiv.priv. N.2)
1462. Sotto questa data trovo una lettera del Podestà di Minozzo Antonio dei Sandri che avvisa i Sigg. del Reggimento di aver per loro ordini imprigionati alcuni di Piolo et attendere nuovi ordini.
A tutti i modi la lettera è molto importante per la sua forma semidialettale e per il nome delle famiglie ivi ricordate. La pubblichiamo per intero:
"Magnifici et generosi ac maiores mei hon.mi etc. In executione de doe vestre ricevute da Simon Cavalaro ve notifico che in continente montai a cavalo et mi parse megio andare prima a vedere a voce queli da Piolo et li altri da Cerè he li apiolo ho sostenuto in Rocha quilo Berthogia da piolo quelo fiolo de Gioane monaro non è in lo paese e è stato bon di fa ma quelo pelegrin de macagnin da ca de i brachi non lo posso ben intendere perche a ca de i brachi giè tri i quale a nome pelegrin , uno è dito pelegro de macagnin da ca dei brachi il quale hè molto vecchio, uno altro pelegrin pure da cha dei i brachi se dice è fiolo ho fu fiolode zouane monaro che el le hè in marema bandito, uno altro pelegrin che le hè da cha de i brachi e se chiama pelegrin de la Catarina e altro chel chiama pelegrin del todesco ch el lè homo de bona aparencia e sta molto beneed è tenuto bona persona da ognuno che le ho qui a minocio in Rocha una cum quili altri tri de Cereto cioè Corsino de Berthio de Rolando et Anthonio de bonelo ho avuti et è qui in Rocha de minozo che son zinque in tuto ma dubito che quelo pelegrin non sia deso: le M.cie V. se informa bene et avisarme che farò quelo a mi serà possibile a vegna sia cosse rencrescevale non avendo de chi fidarme se no de uno povero famegio etc.
Al fatto de quele scripture de zohane dal castelaro in continente gie andarò cum al cavalaro in compagnia e li strusinerò ogni cossa sotto sopra per fare mio debito come vi poterà riferire dito Cavalaro me a parso prima di avere queli homini e se non fosse stato Cristofano Vergnanino et Ser Ribaldo che se è ritrovati qui e che cognossiva tuti questora forse non se ariano avuto che me a ajudato grandemente. Resta mo che le magnificentie v.re me dia aviso novamente de quelo ho a fare a le quale sempre mi aracomando et ex minocii die XV marcis 1462 fidelis servitor Anthonius de Sandris minocii P."

Sotto l’indirizzo di questa lettera fu scritto: Cito, Cito, Volanterque die noctuque per postas tanto premeva si arrivasse presto. (Cart.Regg. filz. 1462, fasc.II)
Caduto Reggio e tutto il Ducato sotto il Governo Pontificio, il Card.Raffaele del titolo di S.Giorgio, Vescovo di Ostia, a nome di Leone X addi 28 aprile 1514 scrisse all’università e uomini della Castellanza di Piolo rallegrandosi con loro d’esser venuti sotto il dominio della S.Sede, sapendo che vivono sull’Apennino in luoghi sterili conferma tutti i privilegi ed immunità concesse da Pontefici e da altri Signori e comanda al Governatore di Reggio che si osservi e rispetti questa sua deliberazione. (Lett. del Reggim. 1512-17) Del feudo di Piolo nel sec.XVI fu investito il Conte Bartolomeo Bruciati il quale nel 1563 lo rinunciò ad Alfonso II e questi sullo stesso anno ne investì il Conte Ercole Tassoni. Nel 1593 il feudo fu eretto in Contea con primogenitura; Annibale Tassoni poi figlio di Ercole chiese nel 1606 che restando ferma la primogenitura al fratello, fosse a lui permesso di portare il titolo di Conte di Piolo salvo sempre gli utili da dividersi col secondogenito. In quell’epoca le ville dipendenti da Piolo erano Casalino, Caprile, Loggia, Cinque Cerri, Giarola, Montecagno, Campo, Cà de Bracchi. In seguito il feudo passò alla Casa bernardi con titolo di Marchesi.
Campo, Caprile e Cinquecerri erano Comuni con propria adunanza di Reggenti; invece le ville di Cadebracchi, Casalino, Loggia e Montecagno erano soggetti alla comunità di Piolo; la villa di Giarola era soggetta a Campo. Il pretorio di tutto il feudo era a Piolo. Così restarono finchè nel 1796 furono aboliti i feudi. Ne piace metter qui la descrizione che di Piolo si legge nella Visita fatta nel 1674 a Piolo da Mons. Vescovo Marsiani: "Dall’orrida villa di Montecagno si discende un miglio verso sera per andare al Marchesato di Piolo dove un’antica Rocca, una volta rinomata, adesso è ridotta ad un cadavere di ruderi posto su alta rupe che figura la casa di Alcina. La parrocchia una volta fu più estesa, ma per causa delle corruzioni fatta dall’edace dente del tempo e dal rapido corso delle aque alle radici sassose dei monti onde in parte fu mutilata dai torrenti, tanto da obbligare quelli di Montecagno a fabbricarsi una propria chiesa, cioè che intende fare l’altro paese di (....). Siamo a 20 miglia da Reggio.”
Caduto il governo Estense ed aboliti i feudi, Piolo nel 1797 passò con altre 25 frazioni a far parte del Cantone di Minozzo. Nel 1802 poi Minozzo restò Comune con Bedogno, Ca dei Zobbi, Carniana, Poiano, Carù, Sologno, Cerè Sologno, Castellaro e Pramavore. Eretto fu in Comune Ligonchio con Piolo, Vaglie, Cinque Cerri, Campo e Caprile. Nel 1815 Ligonchio restò con Piolo e altre 30 ville tutte sotto Minozzo, cosa confermata nel 1827.

Solo il 6 ottobre 1859 per decreto Farini fu risuscitato il Com. di Ligonchio con Cinque Cerri, Montecagno, Piolo, Vaglie, Caprile Ospitaletto pop. 1260. Ora dirò del numero degli abitanti della parrocchia di Piolo nei diversi tempi, cosa che lungo i secoli produrrà qualche sbalzo per i cambiamenti subiti dalla parrocchia stessa col distaccarsene Montecagno e Casalino.
1315 ab.198 cioè 33 fochi 1393 ab. 350 Com. 240
1627 ab. 663 Com. 468 1633 ab. 300 Com. 220
1852 ab. 342 1879 ab. 420 Com. 384
1707 ab. 426 1788 ab. 354 1847 ab. 147
1860 ab.121 1885 ab. 150 1894 ab. 260 1927 ab. 177